Tremonti sfancula il capitalismo

Il Manifesto è ormai impaginato, pronto a essere distribuito da sabato 6 ottobre nel convegno che Giulio Tremonti ha organizzato a Riccione. Non sarà un “one man show”, non ci saranno politici d’oggi sul palco (ex ministro a parte) e invece molti giovani tra i partecipanti, spiega chi ne sta curando i dettagli. Una ridiscesa in campo confermata ieri in conferenza stampa a Roma, con tanto di annuncio sul nome della lista.
17 AGO 20
Immagine di Tremonti sfancula il capitalismo
Roma. Il Manifesto è ormai impaginato, pronto a essere distribuito da sabato 6 ottobre nel convegno che Giulio Tremonti ha organizzato a Riccione. Non sarà un “one man show”, non ci saranno politici d’oggi sul palco (ex ministro a parte) e invece molti giovani tra i partecipanti, spiega chi ne sta curando i dettagli. Una ridiscesa in campo confermata ieri in conferenza stampa a Roma, con tanto di annuncio sul nome della lista: la scelta cadrà tra “Lista 3L”, in cui le tre elle stanno per Lista Lavoro e Libertà – ha spiegato l’ex ministro – oppure Avanti insieme, con un richiamo alla tradizione socialista e cattolica. Nella seconda parte del manifesto, ancora top secret, ci saranno “40 proposte molto specifiche”; la prima consiste in un duro attacco alla finanza e alla tecnocrazia mondiale ed europea, Mario Monti compreso, è comparsa sul sito dell’Huffington Post Italia. L’ex ministro dell’Economia è ben consapevole delle difficoltà, vista la nebbia che grava sulla legge elettorale e il già cospicuo affollamento di partiti e partitini. Ma, spiega a chi non l’ha mai abbandonato, la sua non vuole essere né una semplice testimonianza né tantomeno un modo per invocare una chiamata in un futuro governo.
E comunque mai in un Monti bis: “Io non credo all’oligarchia, al cesarismo, credo alla democrazia – ha detto – L’Italia deve uscire dalla sua anomalia e ritrovare un governo politico”. Tanto che in queste ore l’ex ministro ha così commentato in privato gli appelli dei leader centristi all’ex preside bocconiano affinché resti a prescindere dal voto: “Quelle chiamate sono un sintomo di debolezza e vuotezza”. Chi lo ha aiutato nella stesura del Manifesto e nella preparazione dell’iniziativa spiega: “Sarà come mettere una pistola sul tavolo e dire che lui c’è ancora. Si rivolge soprattutto a quell’area socialista che è stata il suo primo amore, alla quale sta tornando. Ha già fatto dichiarazioni di apprezzamento per François Hollande, pensa al rilancio di un eurosocialismo aggiornato rispetto all’era di Mitterrand e Craxi, il suo lume resta Jacques Delors”. Anche per questo ha resistito agli inviti a cavalcare l’onda anti regioni, lui che con i governatori ha battagliato per tutti i suoi mandati di governo, accusato da sinistra e destra di essere un affamatore di mense sociali e tagliatore di asili nido. Questa, obietta ora, sarebbe una rivincita facile, troppo legata all’attualità; bisogna invece – è il suo ragionamento – restituire l’Europa e l’occidente ai cittadini. Cominciando dall’Italia. E dunque contro lo strapotere della finanza e delle banche, la schiavitù dello spread.
Tremonti comunque pare convinto che dalle urne non uscirà una maggioranza in grado di governare, e che, contrariamente a molte previsioni, ciò non porterà al Monti bis. Al contrario, ritiene che ci sia uno spazio sociale, anzi socialista, che non vada consegnato né alla protesta grillina né alla sinistra burocratica e sindacalizzata di Pier Luigi Bersani. Ha invece simpatia per Matteo Renzi; e ha sempre tenuto buoni rapporti con Romano Prodi, intensificati negli ultimi mesi. E il Pdl? L’interessato giura di non coltivare rancori, ma ieri ha detto: “Se mi sto allontanando dal Pdl? Credo che sia il Pdl che si sta allontanando da me”. Non crede più nel partitone del centrodestra, né nel bipolarismo. Craxiano è l’uomo che attualmente gli è più vicino: Rino Formica, ex potente ministro nonché titolare del copyright della politica “sangue e merda”, un concetto che male sembra aderire alla silhouette di Tremonti. Formica ha fatto nascere Socialismo è Libertà, movimento che si è collocato nel centrosinistra ma senza rapporti con il Pd. Più di recente ha fatto rinascere (sul Web) Critica sociale, storica testata fondata nel 1891 da Filippo Turati, e riportato temporaneamente in edicola l’Avanti! Ora circola addirittura la voce che Formica, Tremonti e un altro ex craxiano, Claudio Signorile, vogliano rilanciare il Riformista in chiave elettorale.
Tremonti, che ha re-impiantato la propria base nello storico studio milanese Vitali, Romagnoli, Piccardi & Associati, senza però più esercitare la professione, farà affidamento su una rete di cervelli, e di poteri, principalmente identificabili nell’Aspen e nella fondazione Respublica: tra questi alcuni pezzi grossi bocconiani, Carlo Secchi e Lanfranco Senn. C’è poi la familiarità con Angelo Provasoli, presidente di Rcs, e con Giuliano Urbani, antico ideatore di Forza Italia. Nel Pdl si mantiene amichevole il rapporto con Maurizio Sacconi e con l’area ex socialista. Mentre nel governo si è raffreddato il legame con Vittorio Grilli, che Tremonti aveva molto sponsorizzato per la Banca d’Italia e che ora è solidamente schierato con Monti.